C'è chi...

Ve lo dice Ggioia il mercoledì, 07 maggio 2008,11:15

Mattina di occhi piccoli, ma non troppo.
Mattina di sorrisi grandi, di voglia di scrivere … anche se non tutto si scrive.
Il meglio si vive.

 

Meno piu’ meno fa piu’.
A volte è necessario negare per affermare.

A volte è necessario non fare per sentirsi vivi, presi dall’emozione.

A volte è bello chiudere gli occhi per vedere colori che non si possono definire a parole.

 

C’è chi mi sta insegnando a non fare.

Avete mai pensato a quanto ci prodighiamo per fare, fare e fare?
E’ come se il genere umano avesse paura dei tempi vuoti e fermi. Che poi fermi non sono.

Siamo sempre intrappolati in qualche azione: lavoro, casa da sistemare, bucato da fare, amici da vedere.
C’è un problema da risolvere? Pensiamo sempre a cosa fare… ma mai a cosa NON fare.


Rifletto su questo punto di vista da un paio di giorni.
E’ come se avessi davanti il lato della valle che non ho mai visto, perché quasi mai ho cambiato versante.

 

Cambiare punto di vista è una cosa stimolante.

Sto imparando a non fare domande né a porre scadenze.
Sto imparando ad accettare i miei sorrisi, e quelli altrui, senza filtrarli per cercare loro un perché.

Sto imparando che infondo i Rolling Stones hanno messo dei momenti di “non musica” dentro i loro reef piu’ belli.
E per questo sono diventati i reef piu’ belli.

Sto imparando la bellezza di non voler per forza esprimere a parole le emozioni.

Sto imparando ad osservare una dalia gialla e sentirla condivisa, proprio come qualcosa che unisce.


“Ora dovresti ridere…”

“Sto sorridendo…”

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Quelli che non...

Ve lo dice Ggioia il lunedì, 05 maggio 2008,19:30

Ieri notte. Manca qualche minuto a mezzanotte.
In cielo le stelle si confondono con le nuvole e un venticello notturno mi ricorda che forse sarebbe meglio che mi tenessi il maglione addosso invece che annodarlo alla borsa.

Mi sento shakerata, in bene, si intende.

Nella vita di tutti ci sono giorni che rasentano il concetto di "giorno perfetto".
Ieri per me è stato così.
E mi piace così tanto ammetterlo.

Lo ammetto perché, nel dirlo, mi sembra di sentirmi nuovamente shakerata per una specie di effetto emotion recollected in tranquillity.

La grande pianura, il sole, una giornata da vivere.
Parole, parole, parole canterebbe Mina.
Canto anch'io così, non di certo con la stessa voce... canto così ma intendo qualcosa di completamente diverso.

Penso a quelli che vorrebbero avere la cronologia di una giornata di conversazioni per contare i miliardi di argomenti toccati.
Quelli che... vorrebbero contare i sorrisi. Soprattutto quelli interiori.
Quelli che... ogni tanto bisognerebbe pensare a cosa non fare, piuttosto che a fare sempre qualcosa.
Quelli che... non abbiamo mai smesso di parlare. Quasi.
Quelli che... pensano a mille volte a quanto stanno bene.
Quelli che... chissà cosa scrivi domani.
Quelli che... chissà che cosa posso scrivere domani.
Quelli che... salgono in macchina e sentono Creep dei Radiohead e pensano you're so fucking special.
Quelli che... i fiori gialli fanno certi regali.
Quelli che... non ho voglia di mettere queste sensazioni dietro altre parole, perché sono bellissime e vanno bene così.
Quelli che... non si fanno domande ma si vivono, semplicemente.
Quelli che... ma perché non placcano.
Quelli che... allora noi tifiamo per Riviera.
Quelli che... vanno a dormire poco dopo mezzanotte e sorridono, pensano che lo shaker, infondo non è proprio male. Tutt'altro.
....

Semplicemente...

Senza domande....

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Rosa, che diresti se...

Ve lo dice Ggioia il giovedì, 01 maggio 2008,16:35

 

 

 

 

 

 

 

 

Primo Maggio 2008.
Chissà che cosa ne penserebbe Rosa Luxemburg?

Sono a casa ed ho finito di stirare.
Di solito, per molta gente che lavora, il Primo Maggio è l'occasione per prendersela con calma nel fare certe cose che altrimenti avrebbero occupato il sabato.
Sembra triste ma non lo è. E' reale.
Ci sono dei periodi talmente pieni di cose che non appena si ha un minuto libero lo si riempre col quotidiano.

Faccio zapping e tra una risata e l'altra regalatami dall'ennesima messa in onda di un film di Verdone, arrivo anche a gustare qualche minuto del concerto di Roma.
Claudio Santamaria, che presenta quest'anno, ha ben ricordato come il Primo Maggio 2008 debba, per obbligo morale, essere dedicato alla sicurezza sul lavoro.
Ma non solo... Maggio 2008 fa rima con Maggio 1968.
Sono passati quarant'anni da una stagione che ha segnato le sorti polito-sociali di molti paesi.

Mia madre il '68 l'ha fatto. L'ha fatto con un bimbo per mano e uno nel pancione. Io ero ancora distante dai suoi pensieri.
Mia madre mi racconta del '68 con la luce negli occhi.
Mia madre mi dice sempre che era la piazza a proporre... e il palco ad accogliere.

Guardando Piazza San Giovanni oggi mi rendo conto di come ora, a distanza di quarant'anni, sia il palco a proporre riflessioni, ideali, momenti di protesta... e la piazza, se ha voglia, accoglie.

Storicamente il 68 ha portato all'inizio di lotte fondamentali per il diritto al lavoro.
Lo statuto dei lavoratori non a caso è datato 1970.
Sarebbe ora di modernizzarlo, aggiornarlo... integrarlo ai cambiamenti che il mondo ci ha regalato.
Sarebbe il caso di aggiungere dei paragrafi sulla sicurezza, sulla flessibilità, sulla protezione dei lavoratori precari.

Ma se la piazza non si impone, chi può farlo al posto suo?
L'interesse è nel popolo. Non in chi lo rappresenta.

Buon Primo Maggio a tutti.
E meditiamo gente, meditiamo.

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Tanto e troppo

Ve lo dice Ggioia il martedì, 29 aprile 2008,22:57

Quand'è che il tanto diventa troppo?

Nella vita intendo... o meglio. In quanto vita, intendo.

E' tanta vita quando ci si ritrova a prepararsi l'insalata (con le uova sode dentro... mi raccomando, che dopo allenamento le proteine ci vogliono) alle 22.30 dopo aver giocato con il fango sotto le scarpe e con la pioggia che scende dal cielo.
Non so neanche più se il mio maglione azzurro tornerà ad essere azzurro.
Quello che so è che i tacchetti rosa che affondano nel fango danno delle fantastiche soddisfazioni.

E' tanta vita quando si sorride lavando i piatti e si pensa già al giorno successivo, a quello dopo... e forse dopo ancora.

E' tanta vita svegliarsi felice.

Ma tanta vita non diventerà troppa?

Ed ora, che non indosso culottes ma solo una grande maglia che mi fa da pseudo-pigiama, vorrei del gelato alla vaniglia. E non so perché.
E' tanta vita volere del gelato a quest'ora.
E' tanta vita interessarsi, invece che preoccuparsi.

Ed io resto sempre con la voglia di gelato... felice però.

 

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Immenso...

Ve lo dice Ggioia il lunedì, 28 aprile 2008,21:15

 

 

 

 

 

 

Certi fiori gialli regalano sorrisi, soprattutto se appartengono ad un vaso di colore nero.
Regalano sorrisi come certe persone che viaggiano nell'anima, quasi come fossero un aquilone colorato che danza nel cielo a ritmo di musica, lasciandosi ammirare nella sua forma e nella sua profonda libertà.

Ci sono dei lunedì che iniziano proprio bene, malgrado di notte si sia dormito in modo un po' leggero con annesso ascolto di trombata rumorosa da parte di vicini.
Ci sono lunedì in cui, prima di uscire per andare in ufficio, si nutre una dalia e ci si ritrova a sorridere, così, semplicemente.

Ci sono dei lunedì di culottes nere con un piccolo bordino pizzoso.
Ci sono lunedì in cui si sa di buono.

Ci sono lunedì in cui ci si soprende a mordicchiarsi le unghie rileggendo questo post e poi si scrive un sms al proprio fratello (quello geloso) per felicitarsi per un matrimonio diventato maggiorenne.
Eh sì caro fratellone, oggi il tuo matrimonio diventa maggiorenne. E a me sembra un qualcosa di immenso.

Immenso sì... come la partita giocata sabato da Cedric Heymans e soci.
Immenso come l'allenamento vissuto ieri.
Immenso come il fatto di sentirsi stupendamente bene quando si nutre... qualcosa, un fiore.
Giallo però.

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... ugualmente

Ve lo dice Ggioia il venerdì, 25 aprile 2008,16:21

Spesso, nei consigli che diamo agli altri, si nascondono quelli che vorremo dare a noi stessi.
E va bene ugualmente.

Quello che mi chiedo oggi è se le piccole pazzie vadano ponderate oppure no.

Ed intanto, buon 25 Aprile.

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Quasimodo batte Febo

Ve lo dice Ggioia il giovedì, 24 aprile 2008,10:31

"Il punto è che poi ci appassioniamo di più per chi ci fa ridere..."

Già, la risata.
Bella, spontanea, che nasce da dentro e pervade ogni muscolo.
Ti prende come fossi un ramoscello di chissà che pianta e ti fa muovere ogni singola fibra.

Victor Hugo dice che "... la volontà comincia con l'ironia".
Hugo... già.
Un libro... che io adoro.
Una parola ... Ἀνάγκη... che torna infinitinamente nei miei giorni, nei miei pensieri.

Riscriverei la fine di quel libro.
E non solo.
Quasimodo batte Febo, uno a zero.

Farneticazioni di una mattina di aprile.

Prendi una sera in cui si aspetta che la lavatrice finisca l'ultimo giro di bucato.
Prendi un film interessante e la pubblicità che lo interrompe.
Aggiungici la voglia di sentire qualcuno... drin drin drin... il telefono squilla.
"Approfitto della pubblicità per dirti ciao".
Uno stacco pubblicitario di 5 minuti (caspita, quanti!!) si trasforma in una telefonata di due ore
Cresce la felicità, come la certezza che davvero... ci si fa ridere è chi fa provare le sensazioni più belle.


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Stretto? No, grazie!

Ve lo dice Ggioia il martedì, 22 aprile 2008,16:00

Uomini dalle spalle larghe, fatevi avanti!

Ieri sera ero ad una festa organizzata dalla palestra che sponsorizza la società di rugby di cui faccio parte.
C'era un bel po' di gente, dai classici amanti del body building (fino a ieri sera mi chiedevo se esistessero ancora), ai yoghisti alle patite del cardio-fitness di ultima generazione.
Nel fare la fila per raggiungere il buffet, chiacchieravo con una mia compagna di squadra a riguardo della popolazione maschile presente in sala.

C: "ma li vedi?"
G: "chi?"
C: "Gli uomini che ci sono qui... hanno le spalle più piccole delle mie... ok che sono alta... ma sono anche proporzionata per essere una donna... eppure loro sono tutti stretti... stretti di spalle, stretti di bacino, stretti di tutto..."

Cominciai ad osservare in giro, rendendomi conto che in effetti aveva ragione.

Ho cominciato a ragionare un bel po' sul passato, chiedendomi in effetti se mai l'evoluzione giochi a sfavore delle spalle larghe.
Com'è che gli uomini tendono ad essere, fisicamente, molto più mingherlini e piccoli rispetto ad un tempo? 
Chiedendomi questo ho ripensato ad un film che adoro, Riso Amaro di De Santis.
I protagonisti maschili erano Vittorio Gassman e Raf Vallone, quest'ultimo preso come immagine dalla cinematografia del Ventennio come figura pura di maschio italico.
Tralasciando questioni politiche e/o razziste di qualsiasi genere, uomini come quelli appena citati (pace alle anime loro) erano di sicuro dei bei maschi ben piazzati... con le spalle che facevano ombra.

Sabato ero in giro con un'amica.
Cercavamo un maglione per il suo compagno che, di sicuro non è mingherlino.
Risultato della ricerca nullo.

La moda, moderno e crudele Darwin, vuole gli uomini più "stretti".
Ma noi donnine siamo forse pronte ad un uomo in versione concentrata e ristretta.

Ero ancora in fila per raggiungere l'insalata di farro e pollo quando la mia compagna di squadra si girò verso di me sentenziando: "no... nessuno di appetibile".

Ergo... le spalle strette corrispondono nella mente femminile alle palle strette.
Meditate... meditiamo.




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Anche Shrek

Ve lo dice Ggioia il lunedì, 21 aprile 2008,13:36
Sabato sera ho pensato per un istante che anche Shrek ha una vita amorosa più fondata e soddisfacente della mia.
Poi mi sono messa a ridere.
Per non piangere?
Forse...
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Il gusto del fango

Ve lo dice Ggioia il domenica, 20 aprile 2008,20:53

Di norma un campo da rugby miscura 66m x 119m.
Aree di meta comprese.

Successivamente a cinque giorni di pioggia intensa, il suddetto campo si può trasformare in un qualcosa di molto simile ad un recinto per maiali.
Se poi ci si mettono sopra i giocatori con annessi tacchetti... beh... diventa proprio un recinto per maiali, con aggiunta di animali.

Quando al posto di giocatori di sesso maschile, entrano in campo giocatrici di sesso femminile la logica vorrebbe una corsa più femminile e gesti più gentili. No... niente di tutto ciò.

Quel prato si trasforma in un mega ring di fango per qualcosa che, oltre al gioco della palla ovale, assume caratteristiche tipiche del catch femminile giapponese anni '80: urla, tirate di capelli e maglietta, rotolamenti vari.

Se, in tutta la superficie del campo, è rimasta una sola, grande, densa pozzanghera di fango, la legge di Murphy vorrà che i placcaggi, subiti e non, avvengano in una percentuale altissima tutti lì.
Vorrai mica cadere dove l'erba è asciutta, no?
Vorrai mica rinunciare al piacere di sentirti il fango pure dentro il naso, no?
Vorrai mica sorpassare l'eventualità di far sì che il fango ti entri anche nel reggiseno, no?
Vorrai mica perderti l'occasione di renderti conto di quanto tutto questo ti entusiasmi, no?
E le culottes.... vorrai mica evitare che il fango raggiunga anche loro, vero?

Eh sì... andare in doccia dopo un pomeriggio così regala di quelle sorprese... che voi umani potete solo immaginare.

 

 

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